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Biden chiamerà i Paesi dell’est Europa alleati della Nato – Mondo

Il presidente americano Joe Biden si consulterà giovedì 9 dicembre con i Paesi dell’Europa dell’est alleati della Nato, alla luce della crisi tra Russia e Ucraina e del colloquio avuto col leader del Cremlino Vladimir Putin. Lo ha reso noto la Casa Bianca. 

Joe Biden torna a minacciare “sanzioni mai viste” contro Mosca se l’Ucraina dovesse essere aggredita, ma il giorno dopo il vertice virtuale con Vladimir Putin apre a possibili “incontri di alto livello” tra gli Stati Uniti, la Russia e almeno quattro alleati della Nato. Più che probabile che tra questi ultimi ci sia anche l’Italia insieme a Francia, Germania e Regno Unito.
    Paesi i cui leader erano stati consultati dal presidente americano alla vigilia del colloquio con l’inquilino del Cremlino.
    “Speriamo entro venerdì di essere in grado di annunciare questi meeting per discutere le preoccupazioni di Mosca relative all’allargamento dell’Alleanza Atlantica”, ha affermato Biden parlando con i reporter alla Casa Bianca, ribadendo come la strada maestra per risolvere la crisi ai confini dell’Ucraina sia quella della diplomazia ed escludendo comunque il ricorso ad una risposta militare in caso di aggressione russa: “Non è un’opzione”, ha assicurato il presidente americano, aggiungendo come i possibili incontri di alto livello potranno servire anche a verificare “se sia possibile o meno trovare un’intesa, quando la temperatura sul fronte orientale dell’Europa sarà scesa”.
    Poche ore prima Putin, pur ribadendo il diritto della Russia a difendersi (“sarebbe criminale osservare passivamente gli sviluppi di una possibile adesione di Kiev alla Nato”), aveva parlato dell’impegno di Biden a discutere delle linee rosse di Mosca e di come il Cremlino sia pronto a presentare “entro giorni o settimane” le sue proposte per garantire la sicurezza in Europa.
    Intanto, da Parigi a Berlino, gli alleati europei si schierano compatti al fianco di Washington. “Se la sovranità dell’Ucraina non sarà rispettata ci saranno conseguenze strategiche gravissime”, ha ammonito il ministero degli esteri francese. Sulla stessa linea il neo cancelliere tedesco Olaf Scholz che minaccia rappresaglie sul fonte del progetto del gasdotto Nord Stream 2, quello che raddoppierà l’afflusso di gas russo nel cuore dell’Europa: “I confini dell’Ucraina sono inviolabili”, ha affermato Scholz, di fatto nella sua prima uscita di politica estera.
    Tutto ciò a poche ore dal summit per la democrazia fortemente voluto da Biden e che nelle intenzioni della Casa Bianca è l’occasione per rafforzare il fronte chiamato a contrastare l’incalzare di regimi sempre più autoritari. E per affermare che le sfide del XXI secolo non si risolvono con la formula dell’uomo forte al comando. Ma l’evento rischia di scavare un solco ancor più profondo con Russia e Cina, non invitate all’appuntamento. Questo nel momento in cui non solo la crisi ai confini con l’Ucraina, ma anche il destino di Taiwan alimentano un clima da Guerra Fredda e persino lo spettro di possibili conflitti armati.
    Il clima alla vigilia del summit è stato caratterizzato anche dalle polemiche sui criteri con cui la Casa Bianca ha esteso gli inviti. Perché se oltre a Russia e Cina sono stati esclusi altri Paesi come la Turchia di Erdogan e l’Ungheria di Orban, accusati di aver imboccato una deriva autoritaria e di violare i diritti umani, saranno invece presenti personaggi come il controverso leader filippino Rodrigo Duterte, accusato tra le altre cose di combattere il traffico di droga con migliaia di assassinii di stato, di perseguitare giornalisti e oppositori e di promuovere la cultura della misoginia. “La Casa Bianca vuole solo dividere il mondo tra buoni e cattivi”, aveva commentato giorni fa Mosca. 
   

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